Angolo Musicale

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sabato, luglio 15, 2006

15.07.06 Morte di Padre Adelio Lambertoni

Carissimi,
venerdi' 7 luglio e' venuto a mancare al nostro affetto ed e' ritornato alla casa del Padre un mio caro confratello, padre Adelio Lambertoni.
Io l'ho sostituito nell'anno 2001 quando egli era tornato a casa per le vacanze per circa 3 mesi. Avevo scritto di lui in una delle mie prime lettere circolari. E' stata una grande perdita. Abbiamo gia' celebrato i funerali lo scorso mercoledi' 12 luglio. Ho pensato di fare cosa gradita farvi leggere quello che un nostro confratello padre Gianni Criveller ha scritto di lui. Qua sotto le parole del suo testamento. Adelio, prega anche per noi.
Niente è più grande dell’amore di Dio e dell’amore per i nostri fratelli e sorelle.
So che Dio ha già perdonato i miei peccati.
Spero che anche voi mi perdoniate,
e che vi ricordiate solo delle cose buone che Dio ha fatto attraverso di me.
Non scrivete niente sulla mia vita.

Con queste parole, dettate al confratello P. Franco Cumbo, dal letto dell’ospedale di Saint Paul de Chartres poche settimane prima della sua morte, P. Adelio ha riassunto in modo efficace l’ideale della sua vita, che è stata davvero molto intensa e che ha vissuto come un grande dono di sé.
P. Adelio Lambertoni, nato a Velate (Varese, diocesi di Milano) il 20 settembre 1939, è stato un missionario generosissimo, ottimista, allegro e buono. È stato anche umile, perché nelle tante attività e realizzazioni che lo hanno visto protagonista, non ha mai messo avanti se stesso, il suo nome, la sua gloria personale. La richiesta di non scrivere circa la sua vita non può valere per questa breve e parziale testimonianza che come confratelli gli dobbiamo in questi giorni per noi tanto tristi, ma anche sereni.
Sì, sereni perché la morte di Adelio, avvenuta all’età di 66 anni, non è arrivata inaspettata, né per lui né per noi: era ben preparato, e lo eravamo anche noi. Ma la sua mancanza si fa già sentire, e la nostalgia di lui non è per questo meno pungente. Era un vero animatore della nostra comunità, anzi forse il leader più significativo, ascoltato ed influente. La sua naturale capacità di trascinatore si vedeva in molte circostanze e attività, nei nostri raduni, e in particolare quelli del lunedì, di cui era il punto di riferimento. Questi incontri, che negli anni 70 e 80 includevano riflessioni condivise sulla Parola di Dio, hanno caratterizzato in modo importante la vita e gli orientamenti della comunità del Pime a Hong Kong, dove P. Lambertoni giunse il 20 ottobre del 1965, dopo un servizio di due anni nella casa formativa di Vigarolo.
Padre Adelio è stato un leader del rinnovamento della nostra presenza missionaria a Hong Kong, da quando il Pime ha consegnato la guida della diocesi al clero locale (1968) fino agli anni 80, quando, tra lunghe discussioni, la comunità Pime decise che i nostri missionari dovevano essere solo al servizio, e non a capo, della diocesi. P. Adelio fu in prima linea nel cercare, tra non pochi contrasti e difficoltà, ma anche con grande generosità ed entusiasmo, ‘vie nuove’, in particolare nell’impegno sociale.
Padre Adelio non era però un uomo di rottura, né amava i conflitti. Aveva una profonda saggezza e tanto buon senso. Per questo favoriva convergenze tra idee e posizioni diverse, salvava la cordialità nei rapporti personali, e sempre comunque ci teneva all’unità di fondo della nostra comunità, di cui, per lunghissimi anni è stato consigliere prima, e vice regionale poi. Teneva in altissima stima l’amicizia, amava la compagnia e la vita di comunità, a cui non è mai venuto meno, anche negli anni della malattia e del dolore.
Dalla sua terra varesina, a cui era intensamente attaccato, ha ereditato, credo, non solo il buon senso menzionati sopra, ma anche il senso pratico, la grande intraprendenza e l’impegno senza risparmio che hanno caratterizzato i suoi anni giovanili e della maturità, fino ai primi sintomi della malattia, che lo ha intaccato a partire dal 1995.
Sono davvero tantissimi gli impegni sociali che lo hanno visto protagonista, così da renderlo uno dei missionari più incisivi, conosciutissimo non solo nell’ambiente ecclesiale, ma anche nella più vasta società di Hong Kong.
Fu un influente leader, e per molti anni dirigente del SOCO (Società delle organizzazioni comunitarie), un importante gruppo sociale e politico impegnato del vasto campo della marginalità e della povertà a Hong Kong. A Sai Kung, dove fu viceparroco dal 1967 al 1974, si impegnò, tra le altre cose, a favore dei diritti pescatori e dei diseredati, in particolare per dare loro una casa, con la costruzione dei Villaggi di San Pietro e della Pace. Queste realizzazioni furono fatte in collaborazione con la Caritas di Hong Kong, di cui in seguito fu membro della direzione.
L’esperienza di Sai Kung ebbe un tragico epilogo, quando il 27 settembre 1974 il parroco, P. Valeriano Fraccaro, Pime, fu brutalmente ucciso in circostanze rimaste ancora sconosciute. È molto verosimile che P. Adelio fosse il vero obiettivo, proprio a causa del suo impegno sociale, tanto che venne richiamato in Italia e persino destinato ad una diversa missione, la Tailandia. A causa dell’impossibilità di ottenere il visto tailandese, prestò servizio per tre anni a Gorizia, in Friuli, dove allacciò numerosi e forti legami, e dove spesso tornava durante le vacanze in Italia.
L’omicidio di P. Fraccaro scosse p. Adelio, ma egli trovò la forza di tornare, nel 1978, a Hong Kong, dove riprese, senza riserve e risparmio, l’attività missionaria e sociale.
In quegli anni ‘caldi’ molti cristiani di Hong Kong, come in tante altre parti, vivevano la fede come impegno a favore dei più poveri e lotta per la giustizia. Diversi missionari del Pime erano coinvolti in questo movimento, fondando il Gruppo di Impegno Sociale del Pime (Pime’s Social Concern Group), di cui P. Adelio fu uno degli ispiratori più convinti e attivi. Non sono mancati momenti di protesta e denuncia verso le politiche, sociali ed economiche, dell’amministrazione coloniale, in particolare nei confronti dei baraccati, dei venditori ambulanti, della gente delle barche, ecc. In quegli anni era scoppiata a Hong Kong la crisi dei profughi vietnamiti. P. Adelio fu in prima fila a loro favore, impegnandosi sia a visitare i campi profughi, sia a protestare contro l’amministrazione coloniale per il trattamento loro riservato.
Sarebbe ingiusto però pensare a P. Adelio come ad un attivista radicale: non lo era affatto. Era un uomo che cercava il dialogo con tutti, e che al buon senso e alla moderazione, aggiungeva anche un’esuberante carica umana, una sincera bontà e simpatia che gli faceva guadagnare amici e rispetto in tutti gli ambienti. A questo proposito è bello ricordare la sua amicizia e frequentazione con l’ultimo governatore di Hong Kong, Chris Patten.
P. Adelio, che fu consacrato presbitero nel duomo di Milano il 30 Marzo 1963 dal Cardinale Giovanni Battista Montini, che nello stesso anno venne eletto papa con il nome di Paolo VI, non ha mai smesso di considerarsi innanzitutto missionario e prete. Non ha vissuto l’attività sociale in alternativa al suo essere ministro di Dio. Anzi è stato davvero un bell’esempio di integrazione tra la dimensione di impegno sociale, sempre comunque ispirata al vangelo, e del servizio ministeriale. Fu anche impegnato, in qualità di ‘supervisore’, nelle scuole cattoliche legate alle parrocchie, ma la principale attività di P. Adelio è stata quella di guida delle comunità. Dopo essere stato viceparroco a Sai Kung, come già ricordato, fu parroco in tre parrocchie dei Nuovi Territori: San Vincenzo a Wong Tai Sin dal 1978 al 1987; Santo Stefano a Kwai Fong dal 1987 al 1990; ed infine San Giovanni Evangelista a Sek Lei.
P. Adelio era convinto che il prete deve essere innanzitutto pastore, ed agire a partire da una comunità concreta, cioè della parrocchia. Anche in questo P. Adelio testimoniava l’equilibrio e la ricchezza della sua persona: era certamente innovativo e a favore del rinnovamento della presenza missionaria, ma anche radicato nella tradizione missionaria del Pime, quella cioè di fondare chiese davvero locali e mature.
P. Adelio amava la chiesa, anche la chiesa istituzionale, e le sue tradizioni. La fede cattolica gli era incollata addosso come qualcosa di naturale, di spontaneo e di amato. Come molti di noi, Adelio ha certamente assorbito tutto questo fin da bambino, nella sua famiglia (affezionatissimo ai genitori e alle due sorelle); da ragazzo nel seminario diocesano milanese; e poi nel seminario teologico del Pime. Raccontava le avventure degli anni di seminario con grande allegria e senza recriminazioni: per lui erano state esperienze formative positive.
P. Adelio era un uomo che, con la sua personalità travolgente e la sua generosità coinvolgente, lasciava ovunque una profonda traccia di se. E poi amava curare i rapporti con le persone a lui care, costruendo così una vastissima rete di belle amicizie.
Questa sua capacità di ‘fare comunità’ è particolarmente visibile nella ‘grande famiglia’ che Adelio ha costruito a Hong Kong attraverso l’accoglienza in casa di otto bambini e ragazzi in difficoltà o senza famiglia. P. Adelio si è speso per loro con grande generosità: li ha seguiti ed educati, fatti studiare ed inseriti, con successo, nella società. Sembrava che non volesse morire senza prima vedere la sua opera completata, con il matrimonio di Raymond, l’ultimo dei suoi figli ‘adottivi’. Per loro P. Adelio è stato il papà, e per i loro figli è stato il nonno: li ha molto amati, e godeva vederli riuniti settimanalmente presso la sua residenza parrocchiale, o celebrare insieme il capodanno e le altre feste tradizionali del calendario cinese. È stato un affetto ricambiato totalmente: se ne è avuto una commovente testimonianza con il supporto ricevuto da Adelio negli anni della malattia, e soprattutto nelle lunghe e numerose degenze all’ospedale, dove i ‘suoi figli’, in particolare Margaret, ‘la figlia maggiore’, lo hanno assistito in continuazione, con amore e dedizione davvero filiale. I confratelli del Pime, che pure lo hanno spesso visitato all’ospedale, sono riconoscenti ai ‘suoi familiari’ per il bene da loro voluto al P. Adelio.
P. Adelio ha vissuto la grave e rara malattia, il morbo di Waldenstrom, con una serenità che non poteva che venire dalla fede. Consapevole dell’ora che si avvicinava, non ha fatto drammi o scene: fino alla fine si interessava degli altri più che di se stesso. È sempre stato presente, finché ce l’ha fatta, in parrocchia, alle attività della diocesi e alla vita del Pime. Poi si è affidato al Signore, dandoci una testimonianza di offerta di sé alla volontà di Dio che ci ha non solo edificato, ma anche, in un certo senso, persino sorpreso. È morto il 7 luglio 2006, alle 4:10, assistito dai ‘suoi figli’ e dal nostro superiore, P. Dino Doimo. Nelle ore precedenti fu vegliato, insieme a numerosi confratelli, anche dal vicario generale Dominic Chan, dal vescovo John Tong e dal cardinale Joseph Zen che, nonostante lo stato di incoscienza, gli continuava a parlare, a lungo e con affetto, in italiano.
L’ultima volta che l’ho visto, il 28 giugno scorso, accompagnavo da lui P. Franco Mella, il quale era di ritorno dalla Cina e in partenza per l’Italia. Adelio e Franco, pur tanto diversi, erano molto amici e compagni di ‘tante battaglie’. Quando entrò Franco, che non vedeva da molti mesi, Adelio fece un sorriso bellissimo, e gli chiese, se pur a fatica, circa le sue ultime ‘proteste’. Ma in quella visita le cose non dette prevalevano su quelle dette: ciascuno di loro sapeva che sarebbe stato il loro ultimo incontro. Prima di lasciarlo andare, Adelio chiese a Franco: preghiamo insieme. Dicemmo il Padre Nostro e l’Ave Maria. Adelio chiese ancora: dammi la benedizione. E Franco: no, dacci tu la tua benedizione. E Adelio ci benedisse, con voce debole ma chiara, accompagnata dal gesto della mano. Fu un momento non solo di grande commozione, ma anche uno di quegli istanti di forte intensità umana e spirituale che non si scordano più.
Addio Adelio, grazie anche a Te per le cose buone che Dio ha operato attraverso di Te.

Gianni Criveller, Hong Kong, 8 luglio 2006.

mercoledì, luglio 05, 2006

05.07.06 Nono Anniversario di ordinazione presbiterale

Ringrazio il Signore per avermi voluto prete e prete missionario. Oggi nel nono anniversario di ordinazione sacerdotale ho festeggiato con semplicita' con le suore di madre Teresa di Calcutta. Ho celebrato il tutto nell'Eucaristia e dopo, ricevendo questa ghirlanda e con un bel bicchiere d'acqua, preziosa in questo periodo di forte caldo.
Eccovi alcune foto. Chiedo scusa per la qualita' delle stesse.




Quando penso al 5 luglio 1997, ricordo il grande dono del Signore, ma ricordo anche tutti coloro che erano presenti e per il quali sono stato ordinato prete. Tra tutti ricordo padre Mariano Magrassi, amato padre, fratello e amico. Continuo a confidare nel dono della vostra preghiera.

giovedì, giugno 08, 2006

08.06.06 Cardinale Zen Ze-Kiun: “Morirò romano anche se sono cinese” Presa di possesso del Titolo della parrocchia di Santa Maria Madre del Redentore

Cardinale Zen Ze-Kiun: “Morirò romano anche se sono cinese” Presa di possesso del Titolo della parrocchia di Santa Maria Madre del Redentore ROMA, mercoledì, 7 giugno 2006 (ZENIT.org).-

Il Cardinale Zen Ze-Kiun ha presieduto il 31 maggio scorso a Tor Bella Monaca la solenne Concelebrazione Eucaristica con cui ha preso possesso del Titolo di S. M. Madre del Redentore dicendo: “Sono felice di venire a prendere il Titolo, è una bella tradizione, mi dà la cittadinanza romana. Morirò romano anche se sono cinese”. Il Cardinale è stato accolto dal parroco, don Riccardo Viel, che gli ha portato il crocifisso per il bacio e la venerazione; quindi ha dato il via alla Concelebrazione. Moltissimi i fedeli della comunità di Tor Bella Monaca, in rappresentanza di tutte le componenti pastorali attive sul territorio, che hanno gremito la chiesa parrocchiale.Nell’omelia, il porporato ha voluto sottolineare “la profonda comunione che c’è tra lui, e con lui il suo popolo, e la Chiesa. Il Papa a me non dice niente su ciò che devo fare, ma a voi dice di accettarmi: è vantaggioso per me! Io mi offro a voi, e con me il mio popolo cinese”. Commentando brevemente gli ultimi episodi che sono avvenuti in Cina ha quindi affermato: “Il nostro popolo ha il senso della fede, rimaniamo fedeli a Roma, sono pochi coloro che ci hanno lasciato, perché sono confusi”. Il Cardinale Joseph Zen Ze-Kiun, Vescovo di Hong Kong, è stato elevato alla porpora Cardinalizia il 24 marzo 2006 da Papa Benedetto XVI. E’ nato nel 1932 a Shanghai, ordinato prete a Hong Kong nel 1961 e fino al 1973 ha insegnato nel Seminario cattolico della ex-colonia inglese. Nel 1978 è stato nominato Superiore Provinciale dei Salesiani per la Cina “esterna” (Hong Kong, Macao e Taiwan). Lascia molto presto l’incarico e dal 1983 fino al 1996 insegna nei vari seminari della chiesa ufficiale e di quella clandestina in diverse zone della Cina. In questi anni farà grande esperienza della realtà di tutte e due le chiese cattoliche cinesi. Nel 1996 viene nominato Vescovo coadiutore di Hong Kong e nel 2002 viene nominato Vescovo della stessa Diocesi. Ricordando quanto siano pochi i cattolici nella sua Diocesi di Hong Kong – circa duecentocinquantamila su sette milioni di abitanti – ha voluto ringraziare Dio per il dono della fede, perché “noi abbiamo ricevuto questa fortuna che è la fede, altri non ce l’hanno, soprattutto in Cina”. “E come Maria – ha poi continuato –, che non ha voluto godere da sola di questa fede, così anche noi dobbiamo condividere questa nostra fortuna della fede”. “Io vengo in mezzo a voi come fratello e insieme condividiamo la gioia di essere Figli di Dio”, ha poi concluso. Il Parroco, don Riccardo Viel, ha espresso il proprio entusiasmo per il profondo legame con il Vescovo di Roma, che ha voluto assegnare un nuovo Cardinale a questa parrocchia. Un Cardinale che conosce le sofferenze, perché si trova a operare in una zona difficile, di frontiera, una realtà che richiama molto quella della parrocchia di S. M. Madre del Redentore. “Siamo qui anche noi a combattere la buona battaglia – ha affermato don Viel –. Non con gli stessi ostacoli e difficoltà che lei deve affrontare ogni giorno, ma con lo stesso entusiasmo e fede. Al suo ritorno dica ai suoi fedeli di Hong Kong che ha trovato altri suoi nuovi e bravi parrocchiani”. In ordine cronologico, ad avere questo Titolo prima del Cardinale Joseph Zen Ze-Kiun, c’è stato solo il Cardinale James Hickey, Arcivescovo di Washington per vent’anni, elevato alla porpora cardinalizia da Giovanni Paolo II il 28 giugno 1988 e defunto nel 2004 all’età di 84 anni.
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venerdì, maggio 26, 2006

26.05.06 E' morto monsignor Li Duan, vescovo di Xi'An

E’ morto monsignor Antonio Li Duan, il Vescovo cinese fedele al PapaROMA, giovedì, 25 maggio 2006.

L'avevo conosciuto nel dicembre 2001. Uomo davvero santo. Grazie a lui per la prima volta ho potuto concelebrare nella sua cattedrale la santa messa, la prima volta in Cina. Adesso preghera' dal cielo per la sua Chiesa e per la Cina tutta. Qua sotto e' ritratto con padre Mario Marazzi.


- E’ morto questo mercoledì monsignor Antonio Li Du’an, dal 1987 Arcivescovo di Xi’an (Shaanxi), che si trovava già da tempo ricoverato in condizioni critiche presso lo Shaanxi Provincial Cancer Hospital di questa città.E’ quanto riferisce l’agenzia del Pontificio Istituto Missione Estere (PIME), “AsiaNews”, che racconta come il presule mostrasse sempre con orgoglio a chi lo andava a trovare l’anello che Benedetto XVI gli aveva inviato come dono al termine del Sinodo sull’Eucaristia, celebratosi nell’ottobre del 2005.L’ Arcivescovo Xi’an era stato infatti invitato con altri tre presuli cinesi – monsignor Aloysius Jin Luxian, Vescovo di Shanghai, monsignor Giuseppe Wei Jingyi, Vescovo di Qiqihar, e monsignor Luca Li Jingfeng, Vescovo di Fengxiang (Shaanxi) – a prendere parte al Sinodo, ma il governo cinese non aveva mai concesso l’autorizzazione (cfr. ZENIT, 23 ottobre 2005).“A chi lo andava a visitare in ospedale – riferisce l’agenzia – mons. Li Duan, lo mostrava con orgoglio: ‘Questo è il segno della mia comunione col Papa’”. Oltre a diverse personalità cattoliche, anche le autorità civili della provincia di Shaanxi e della città di Xi’an si erano recate nei giorni scorsi presso la struttura sanitaria che ospitava il Vescovo, al quale era stato diagnosticato un tumore al fegato all’inizio del 2004. Al momento della sua morte, ha raccontato ad “AsiaNews” il Vescovo coadiutore monsignor Antonio Dang Mingyan, attorno a lui c’erano, oltre allo stesso monsignor Dang, alcuni sacerdoti e decine di fedeli di Xi’an. “Il Vescovo è morto nella voce della loro preghiera. Era rimasto cosciente fino a poco prima di morire”, ha affermato l’agenzia del PIME.Padre Gianni Criveller, PIME, dell’Holy Spirit Study Centre di Hong Kong, ha spiegato ad “AsiaNews” come la sua linea fosse molto chiara: “la Chiesa cattolica è quella riunita attorno ai Vescovi in comunione con il Papa. Per questo era critico sui tentativi dell’Associazione Patriottica di nominare Vescovi in modo autonomo”. E per la stessa ragione non aveva partecipato alle ordinazioni illecite del 2000 volute dal Governo di Pechino, subendo “per lungo tempo interrogatori, vessazioni, controlli da parte di funzionari del Governo”, mentre “il suo seminario è rimasto penalizzato per anni”. In Cina, infatti, il Governo permette la pratica religiosa solo con personale riconosciuto e in luoghi registrati presso l’Ufficio per gli Affari Religiosi e sotto il controllo dell’“Associazione Patriottica” (AP). Quanti accettano questa struttura formano la Chiesa “ufficiale”, mentre coloro che cercano di sottrarsi al controllo per obbedire direttamente al Papa formano la Chiesa “clandestina”.Padre Peter Barry, esperto dell’Holy Spirit Study Centre di Hong Kong, parlando con “AsiaNews” ha descritto il presule scomparso come “un uomo di grande spiritualità”, che sapeva “affrontare serenamente ogni problema, come quello delle suore di Xi’an, picchiate perché contrarie al sequestro della loro scuola da parte delle autorità”. “Mons. Li, sulla questione dell’esproprio della scuola delle suore e del terreno vicino alla cattedrale, ha preferito ricomprare il terreno dallo Stato, per evitare nuovi problemi alla Chiesa”, ha aggiunto. Monsignor Antonio Li Du'an – la cui nomina era stata approvata dal Vaticano e riconosciuta dal governo di Pechino – è nato a Xi'an il 13 giugno 1927 ed è stato ordinato sacerdote l'11 aprile 1951. Ha trascorso lunghi anni in detenzione, in tre diversi periodi: il primo periodo di carcere, senza condanna, dal 5 ottobre 1954 al 3 giugno 1957; il secondo dall'aprile 1958 all'aprile 1960, con una condanna a tre anni; il terzo periodo dal marzo 1966 al 29 dicembre 1979, con una condanna a 20 anni.Xi'an è tra le otto diocesi della provincia dello Shaanxi, sul cui territorio sorgono un seminario maggiore con 150 seminaristi e uno minore con 50 studenti. I sacerdoti sono 265 e le suore 600, oltre a un centinaio di ragazze in fase di formazione. I luoghi di culto, quasi tutti restaurati o di recente costruzione, sono 400. La diocesi di Xi'an conta quasi 6 milioni di abitanti, di cui 20 mila cattolici, mentre l'intera provincia circa 270 mila.In una intervista pubblicata nel marzo del 2004 da “Mondo e Missione”, il mensile del PIME, monsignor Li Du'an aveva anticipato i problemi circa la nomina dei nuovi Vescovi verificatasi di recente (cfr. ZENIT, 4 maggio 2006) ed ha ribadito che “il Papa è il capo della Chiesa. L’apostolicità della Chiesa consiste nel fatto che la Chiesa discende dagli apostoli, con Pietro a capo. Il Papa ha il diritto di governo e di supervisione su tutta la Chiesa, un diritto che include l'elezione dei Vescovi”. “Nelle attuali circostanze – aveva precisato il Vescovo di Xi’an – non possiamo procedere alla consacrazione di un nuovo Vescovo senza l'approvazione del governo. Se il governo non si oppone al nostro candidato, noi lo presentiamo alla Santa Sede per l'approvazione. In caso di mancata approvazione da parte del Papa, noi non procederemo alla consacrazione”. A suo avviso, “bisogna assolutamente salvaguardare il ruolo della gerarchia, che è stata voluta da Gesù stesso. Il potere dei Vescovi, successori degli apostoli, è vero potere di governo. Certamente ogni Vescovo ha i suoi limiti, e deve guidare la Chiesa come un servo. Ma il suo potere è autentico, non può essere ridotto a un simbolo”.Circa l'Associazione Patriottica, il Vescovo di Xi’an aveva spiegato che “se la sua funzione si configurasse come associazione di fedeli, non ci sarebbero problemi”, mentre “non può stare sopra la Chiesa”, ma “deve essere interna alla Chiesa e sotto il Vescovo”.I funerali del Vescovo – rivela “AsiaNews” – sono fissati per il 31 maggio prossimo, nella parrocchia di Gongyi (Lintong), dove monsignor Li Du’an è stato parroco dal 1980 al 1987, subito dopo la liberazione dal lager e prima della consacrazione episcopale. Successivamente, sarà seppellito in questa stessa chiesa.La sua salma rimarrà esposta nella Cattedrale di Xi’an per 3 giorni, mentre verranno celebrate messe e veglie di preghiera presiedute dal successore di monsignor Li Du’an, il Vescovo coadiutore monsignor Dang Mingyan.
ZI06052514

martedì, maggio 23, 2006

23.05.06 Michele, ma che fine hai fatto?

Michele, ma che fine hai fatto?

Questa e' la domanda che alcuni di voi mi hanno rivolto o si sono chiesti. In questo ultimo periodo ho avuto tantissime cose da fare. E purtroppo, mi e' mancato il tempo per aggiornavi.
La prima cosa che voglio comunicarvi e' che ho iniziato ad insegnare ad una classe di catecumenato. Forse alcuni di voi non sanno cosa sia il catecumenato. Esso e' essenzialmente un periodo di tempo durante il quale coloro che non sono cristiani, attraverso la catechesi e la liturgia celebrata, vengono a conoscenza di Gesu' e si preparano a diventare cristiani. Il giorno 11 maggio un gruppo di 16 persone tra giovani ed adulti, hanno iniziato questo periodo che li portera', se essi vorranno e se Dio vorra', a diventare nostri fratelli e sorelle, e quindi Figli e Figlie di Dio nella notte di Pasqua dell'anno 2008. E' una esperienza davvero bella e significativa per la chiesa tutta, e piu' particolarmente per noi missionari. Durante queste catechesi settimali di un'ora e mezza, io con altri 2 catechisti della parrocchia dove opero, ci incontriamo con i catecumeni ed insegnamo loro a conoscere Dio.
Nel primo incontro, ci siamo presentati ed io ho presentato loro il significato e le tappe del catecumenato. Ho insegnato loro a fare il segno di croce.
Nel secondo incontro poi, ho spiegato loro il significato del segno di croce e ho chiesto loro di comunicare a tutti la loro esperienza di fede (se vengono da altre religioni, se in famiglia ci sono dei cristiani, o se nella scuola o nell'ambiente lavorativo hanno mai avuto contatto con dei cristiani). Dopo tutto cio' ho chiesto loro di spiegarci le ragioni per cui hanno scelto di far parte di questo gruppo di catecumenato, ed inoltre ho chiesto di comunicarci cosa si aspettano da questo incontro. Sono state molte le risposte, e soprattutto molto diverse le une dalle altre. E' bello ed interessante come il Signore ha preparato un cammino diverso per ciascuno. Dopo tutto cio', ho iniziato a chiedere loro alcune domande di fede (per esempio, chi e' Dio? dove si trova? perche' bisogna credere in Lui? quando possiamo instaurare un rapporto con Lui? etc. etc.). Il mio obiettivo non era di parlare di tutto cio' ma di suscitare in loro il desiderio della ricerca e quindi, suscitare in loro il desiderio di conoscere una risposta alle loro domande. Proprio partendo da cio', ho spiegato che la sacra scrittura ci aiutera' a trovare molte risposte alle stesse domande che molti anni fa, molte persone, in diversi contesti culturali e sociali si sono gia' poste. Cosi' ho iniziato ad introdurre loro la sacra scrittura.
Giovedi' 25 maggio, riprendendo ancora la sacra scrittura, presentero' loro Abramo come padre dei credenti e come modello dei catecumeni perche' lascia il suo paese e si mette in cammino per Dio, per ascoltarlo, credergli e fidarsi di lui. Vi chiedo di accompagnare questi amici e queste amiche con la vostra preghiera, davvero essenziale.
Vi aggiorno anche su altre situazioni. In parrocchia, padre Antonio Formenti, uno dei viceparroci e' in ospedale. La sua avanzata eta' (84 anni) e le sue precarie situazioni di salute gli hanno richiesto di andare in ospedale. A motivo di cio', e' aumentato anche il mio lavoro. La messa delle 6.45 che lui celebrava ogni giorno in chiesa in lingua inglese, adesso tocca celebrarla a me, senza poi contare gli altri impegni che stanno per giungere. Ha deciso, infatti, di non ritornare piu' in parrocchia ma di andare in una casa di riposo.
Con gli studenti delle scuole superiori della parrocchia sono continutati i vari incontri, e specialmente le messe mensili. Mentre con gli studenti universitari, tutto si e' arrestato a motivo degli esami finali di quest'anno. Ma ormai fervono i preparativi per le attivita' estive. Il 10 e 11 maggio guidero' un ritiro con gli studenti cattolici della Chinese University sul tema della fede. In agosto poi, andro' a Taiwan per 6 giorni e poi solo dopo 2 giorni, ripartiro' ancora per andare in India per partecipare ad un altro incontro di giovani universitari asiatici che durera' 10 giorni. VI terro' informati.
Con alcuni giovani della parrocchia, abbiamo iniziato a fare la catechesi bibblica sul vangelo di Marco, ogni primo e terzo sabato del mese. Anche questa e' una grande bella occasione per annunciare il vangelo di Gesu'.
Cari amici, continuate a pregare anche per la Chiesa di Cina. Vi abbraccio.